Scheda Google My Business per uno studio
La scheda Google My Business di uno studio si apre in un pomeriggio e si verifica in due settimane: sono due tempi diversi, e confonderli è il motivo per cui molti titolari pensano di avere una scheda quando hanno soltanto una richiesta aperta. Finché la verifica non è andata a buon fine non puoi modificare quello che Google mostra di te — e quindi, in pratica, non hai ancora niente in mano.
Una dichiarazione sul metodo, prima di cominciare. Tutto ciò che qui descrive una regola o un comportamento di Google viene dalle pagine dell'assistenza ufficiale aperte e lette mentre l'articolo veniva scritto, e linkate sulla frase che le usa; dove una pagina non diceva una cosa, quella cosa non è scritta. Non trovi prezzi dei nostri servizi, non trovi volumi di ricerca, e non trovi nomi di strumenti di terzi.
Come si crea la scheda Google My Business di uno studio?
Servono tre cose, nell'ordine: un Account Google, un'attività che Google considera idonea, e la verifica della proprietà. La guida ufficiale le mette in questa sequenza, e la terza è quella che decide se la scheda esiste davvero o no.
Il primo requisito è banale e va detto comunque: l'assistenza scrive che per creare un profilo dell'attività, devi avere un Account Google. Puoi usarne uno che hai già o crearne uno nuovo, e la stessa pagina suggerisce di collegare un'email dell'attività — che per uno studio vuol dire non legare la scheda alla casella personale di chi l'ha aperta per primo, perché quella casella un giorno cambia.
Il secondo è il filtro vero, e salta quasi tutti i dubbi sul proprio caso. Sono idonee le attività che prevedono il contatto diretto con i clienti — una sede dove le persone entrano, oppure un servizio erogato al domicilio — mentre le attività solo online non lo sono. Per uno studio di terapia manuale il requisito è soddisfatto in entrambe le configurazioni: quello che cambia non è l'idoneità, è se l'indirizzo si mostra o si nasconde, e di quello parla una sezione più sotto.
Creare la scheda Google My Business di uno studio vuol dire allora fare tre gesti in sequenza: aprire o scegliere l'account, aggiungere o rivendicare l'attività, verificarla. Il gesto centrale ha una variante che si incontra spesso nella terapia manuale: se qualcun altro ha già verificato l'attività — il poliambulatorio in cui hai lavorato, un collega, chi ti ha fatto il sito — la strada non è aprirne una seconda ma richiederne la proprietà, come indica la stessa pagina. Due schede sulla stessa attività si fanno concorrenza da sole, e la seconda la paghi in confusione per i pazienti. Quello che molti cercano ancora come la mia attività Google My Business è il pannello da cui si fa tutto questo: il nome del prodotto è cambiato più volte negli anni, il pannello è quello.
E poi c'è il passaggio che cambia tutto. La stessa pagina dice che solo dopo la verifica puoi modificare il profilo su Google Maps e nella Ricerca: prima di quel momento la scheda può esistere agli occhi di Google e non essere tua. È il motivo per cui la sezione sulla verifica, qui sotto, parla di una cartolina.
Che cosa va compilato, e che cosa conta davvero?
Va compilato tutto, ma solo due campi hanno regole che possono costare la sospensione del profilo: il nome e l'indirizzo. Gli altri si sbagliano senza sanzione e si pagano in richieste che non arrivano, che è un modo più lento di perderci.
La tabella tiene insieme i campi della scheda. La seconda colonna viene dalle linee guida per la rappresentazione dell'attività su Google, integrate per le foto dalla pagina sui requisiti delle immagini e per la prenotazione da quella sui link delle attività locali: tutte e tre aperte e lette in questo run. La terza colonna non è di Google, è di questo articolo, e la dichiariamo come tale.
| Campo | Che cosa dice Google | Che cosa conviene a uno studio |
|---|---|---|
| Nome | Il nome deve rispecchiare quello reale dell'attività; l'inclusione di informazioni non necessarie non è consentita e può portare alla sospensione del profilo. Slogan, orari, numeri di telefono e URL dentro il nome sono vietati. | L'insegna e basta. Aggiungere il mestiere o la città dentro il nome è il trucco più diffuso e il più rischioso: lo guadagni per qualche settimana e lo paghi con una sospensione. |
| Categoria | «Scegli le categorie più specifiche possibili, ma rappresentative della tua attività principale», e non usarle unicamente come parole chiave o per descrivere gli attributi dell'attività. | La categoria che descrive il mestiere che fai, non il trattamento che vorresti vendere di più. È il campo che decide per quali ricerche Google ti considera pertinente, e sbagliarlo non si vede. |
| Indirizzo o area servita | Usa un indirizzo e/o un'area coperta dal servizio precisi e accurati; nelle righe indirizzo non vanno informazioni non pertinenti alla sede fisica; chi svolge l'attività al domicilio del cliente deve nascondere l'indirizzo aziendale. | Se ricevi in studio, l'indirizzo. Se vai tu dai pazienti, l'area servita e l'indirizzo nascosto — e niente comuni aggiunti per coprire sulla carta più territorio di quanto ne copri davvero. |
| Orari | Indica gli orari in cui normalmente l'attività è aperta al pubblico. Alcune attività non devono fornirli: fra queste quelle che lavorano solo su appuntamento. | Gli orari in cui qualcuno risponde, non quelli in cui speri di lavorare. Se ricevi solo su appuntamento, le linee guida ti permettono di lasciarli vuoti, e un orario inventato fa più danno di un campo vuoto. |
| Telefono e sito | Fornisci un numero che consenta di contattare la singola sede, controllato direttamente dall'attività; non fornire numeri o URL che reindirizzino i clienti a pagine di destinazione. | Il numero su cui risponde chi prende gli appuntamenti, e il sito dello studio. Non il numero personale che squilla mentre sei sul lettino, e non la pagina di una campagna. |
| Foto | JPG o PNG, file fra 10 kB e 5 MB, risoluzione consigliata 720 × 720 px e minima 250 × 250. Nitide, ben illuminate, senza modifiche rilevanti né filtri in eccesso: «l'immagine deve rappresentare la realtà». | Lo studio come si presenta davvero, compresa la porta che il paziente deve riconoscere dalla strada. Una foto ritoccata finché non somiglia più al posto è una promessa che il paziente scopre rotta quando arriva. |
| Link di prenotazione | Fra i link dell'attività ci sono quelli che aggiungi tu e quelli forniti dai partner di Google; si impostano scegliendo il tipo di transazione, e se ne hai più di uno puoi segnarne uno come preferito dall'attività. | Un link solo, e che porti all'agenda vera. Se dall'altra parte non c'è un'agenda che accetta prenotazioni, il telefono fa meno danni di un modulo che nessuno guarda. |
Che cos'è la cartolina di Google My Business, e se non arriva?
È il metodo di verifica per posta: Google spedisce un codice all'indirizzo dell'attività, e tu lo inserisci nel pannello. Fra i metodi elencati dall'assistenza è il più lento, ed è anche quello con la trappola più costosa.
I metodi non li scegli del tutto tu. La pagina sulla verifica dell'attività su Google elenca telefono o SMS, email, videochiamata in diretta e posta, segnala anche la verifica con registrazione video, e dice che quelli disponibili dipendono da Google e possono variare. La cartolina di Google My Business è la voce «Posta» di quell'elenco, e per una sede appena aperta capita che sia l'unica strada offerta.
Sui tempi la stessa pagina è precisa: la maggior parte dei codici arriva entro 14 giorni, i codici di verifica scadono dopo 30 giorni, e le revisioni della verifica richiedono fino a 5 giorni lavorativi. Sono numeri che vale la pena sapere prima, perché decidono quando ha senso aprire la scheda: a tre giorni dall'apertura dello studio non è una buona idea.
La trappola è il gesto istintivo. Se la cartolina non arriva, chiedere un nuovo codice è sconsigliato dalla pagina stessa, perché la nuova richiesta invalida quello già spedito: finisci più lontano dalla verifica di dove eri, e aspetti un'altra volta. L'indicazione è contattare l'assistenza, e nel frattempo non modificare nome, indirizzo o categoria dell'attività — se li cambi mentre un codice è in viaggio, quel codice non funzionerà.
Indirizzo visibile o area servita, se lavori anche a domicilio?
Dipende da dove il paziente ti incontra, e su questo la regola di Google non è un consiglio. Chi svolge l'attività al domicilio del cliente deve nascondere l'indirizzo aziendale ai clienti, non può scegliere di mostrarlo perché fa più professionale.
Le linee guida dicono due cose insieme, e vanno lette insieme. Le attività che lavorano a casa del cliente devono avere un profilo per l'ufficio o la sede centrale e specificare un'area coperta dal servizio; e se svolgi un'attività al domicilio del cliente devi nascondere l'indirizzo aziendale. Se quell'indirizzo è casa tua — e per chi comincia lo è quasi sempre — la regola non è una formalità: è l'unica cosa che impedisce al tuo citofono di finire su Maps.
Sull'area servita Google mette per iscritto un limite che sembra largo: conviene non includere luoghi che distano più di due ore di auto dalla sede dell'attività. Per un terapista manuale che si muove in zona è un tetto che non tocca mai; il criterio utile è un altro, più stretto. L'area dichiarata dovrebbe coincidere con l'area in cui vai davvero, perché è da quell'area che ti chiameranno — e una chiamata da un comune in cui non metti piede è tempo tuo e del paziente buttato.
C'è un momento preciso in cui questa scelta si rifà da zero, ed è il passaggio dal domicilio a uno studio. Elia Palatron, osteopata, nella recensione pubblicata sul sito lo racconta così: «In 3 settimane mi sono trovato da lavorare a domicilio ad avere uno studio e lavorare tutti i giorni 8 ore al giorno.» Nel suo caso il cambio è arrivato in fretta — aveva concluso il percorso di studi da pochi mesi e riceveva a casa dei pazienti — ed è una frase sua, sul suo studio, non una promessa che facciamo a te.
Il punto, per chi legge, è che quel passaggio è un lavoro anche sulla scheda: un profilo aperto come attività al domicilio del cliente va portato a profilo con sede, e cambiano insieme l'indirizzo e la sua visibilità. Vale la pena farlo quando l'indirizzo è definitivo e nessun codice è in viaggio, perché — come dice la pagina sulla verifica — l'indirizzo è uno dei campi che non si toccano mentre si aspetta.
Chi può modificare la scheda oltre a te?
Chiunque abbia un ruolo sul profilo, e i ruoli sono tre con poteri diversi. La distinzione che conta per uno studio è una sola: solo i proprietari possono aggiungere e rimuovere persone.
La pagina sui proprietari e i gestori del profilo dell'attività descrive un proprietario principale — uno solo per profilo, con il controllo completo, che per lasciare il profilo deve prima trasferire la proprietà principale a un altro utente — altri proprietari con lo stesso controllo completo, e i gestori, che prima si chiamavano gestori di sede. I gestori hanno quasi gli stessi accessi dei proprietari, ma non possono aggiungere o rimuovere utenti né eliminare il profilo.
Tradotto in pratica: proprietari e gestori possono modificare le informazioni dell'attività, rispondere a recensioni e domande, gestire post, foto, prodotti e messaggi. Se dai accesso a chi ti segue la comunicazione, o a chi in studio risponde al telefono, il ruolo giusto è gestore — e il proprietario principale resti tu, perché è l'unico ruolo che non si perde per distrazione. La stessa pagina aggiunge un dettaglio che non si legge mai e che serve: non si possono aggiungere gruppi Google come proprietari o gestori.
C'è anche una finestra di sicurezza che vale la pena conoscere. Per i primi sette giorni un nuovo proprietario o gestore non può eliminare il profilo, rimuovere altri utenti né trasferire la proprietà principale: non è una protezione eterna, è il tempo per accorgersi di un accesso dato di fretta e togliertelo prima che faccia danni.
Che cosa la scheda non fa da sola?
Non porta richieste da chi non ti conosce e non sta cercando la tua zona: fa trovare bene chi ti sta già cercando. È la stessa linea che separa lo spazio gratuito da quello comprato, e conviene dirla prima che qualcuno la scopra dopo tre mesi di campi compilati.
Nemmeno le recensioni le gestisce al posto tuo. Su Google My Business le recensioni si leggono e si risponde, ma non si cancellano: la pagina su come leggere e rispondere alle recensioni dice che prima di poter rispondere devi verificare la tua attività, che il titolare può segnalare le recensioni che ritiene violino le norme sui contenuti ma non eliminare quelle dei clienti, e che le risposte passano una revisione prima di comparire. Chiedere una recensione invece è previsto, condividendo il link o il codice QR della richiesta.
Poi c'è il confine con il pagato, e si attraversa senza accorgersene. La scheda e i risultati non a pagamento sono due cose gratuite e distinte, e dove finisce esattamente il gratis sta scritto in pubblicità gratis su Google per terapisti manuali: qui basta sapere che una scheda compilata bene non compare fra gli annunci, perché gli annunci si comprano. Lo spazio che si compra sulle ricerche di chi cerca il trattamento e non il tuo nome è un'altra leva, e si chiama google ads per studi medici.
E non fa la cosa più difficile, che è tenere insieme le due. Decidere quanto spazio prendere senza pagare, quando accendere il pagato e chi risponde alle richieste che arrivano da entrambi è una decisione che la scheda non prende: la prendi tu, o la prende con te un'agenzia marketing sanitario. Se preferisci guardarla insieme a noi, Candidati come cliente.






